Un omaggio alla storia professionale di Antonio Mastroberardino, l’archeologo della vite e del vino

Un amore che nel corso dei decenni, mentre Antonio mieteva successi ovunque diffondendone le qualità, si andava tramutando in una pressante preoccupazione che quegli stessi caratteri potessero diluirsi, disperdersi, dileguarsi pian piano per effetto dell’azione dell’uomo, dei processi di selezione del materiale genetico più produttivo, che spesso non è il più idoneo a garantire le migliori espressioni organolettiche di una specie.
Così Antonio, mio padre, mi ripeteva con crescente insistenza quanto fosse importante impostare un programma di ricerca che potesse ripercorrere a ritroso l’asse del tempo, riportarci alla viticoltura irpina di anteguerra, a una fase di minore contaminazione e di più profonda caratterizzazione varietale, a uno stile di vini più marcatamente territoriale, caratteristico di un territorio meno soggetto agli effetti distorcenti di agenti esterni.

«Il progetto Stilèma nasce a testimonianza dell’amore di Antonio Mastroberardino per la sua terra, i suoi vitigni e i suoi vini, per i loro caratteri originari».
(Piero Mastroberardino)

Un progetto avviato a cavallo del Duemila, con una serie di traiettorie sperimentali che partono da cloni selezionati in vigneti prefillossera e giunge sino a una ricognizione dei protocolli di lavoro, in vigna e in cantina, relativi ai momenti in cui i vini irpini maggiormente si sono affermati come punta dell’iceberg di un processo di rinascimento e di rilancio della viticoltura del nostro Paese.
Quel programma si è negli ultimi anni aperto a ventaglio, ponendo su un’unica mappa una serie di iniziative volte a rinsaldare il legame dei nostri vitigni e vini con le loro origini territoriali.
Si è così declinato in un più ampio spettro di iniziative, tutte ricadenti sotto la denominazione Stilèma. Con tale espressione intendiamo evocare lo stilèma della vinificazione dei vitigni autoctoni d’Irpinia (il Fiano, l’Aglianico, il Greco) così come avveniva a cavallo tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 70 del novecento per il Taurasi, e tra gli anni 70 e 80 per i due più nobili bianchi d’Irpinia.

È dunque lo stilèma di una famiglia che si fa interprete, nel corso di generazioni, del patrimonio naturale del proprio territorio, che la rende specifica, come predestinata a svolgere un ruolo in quella terra.

Gli elementi distintivi nei vini del progetto Stilèma partono innanzitutto da scelte viticole, miranti a porre in risalto caratteri diversi dalle più comuni tendenze di concentrazione e intensità. Il riferimento storico è coerente con la scelta di assemblare uve di diversi vigneti di famiglia, al fine di raccogliere insieme sfumature più articolate.
Le lavorazioni in cantina seguono gli stessi principi, accentuando l’eleganza, e le sensazioni complesse che sfumano nella memoria, sintesi di delicatezza e finezza. Il programma trova la sua prima applicazione concreta nella vendemmia 2015, con una sperimentazione dedicata ai vitigni Fiano e Aglianico.